"Storici e tragediografi greci"
Independently published
L'opera, a carattere divulgativo, si compone di due parti, la prima dedicata agli storici e alla storia greca, la seconda alla tragedia e ai tragediografi. In entrambe è analizzato il rapporto tra questi saperi e la filosofia.
La storiografia e la tragedia contribuirono in modo determinante a esprimere i caratteri della cultura e della civiltà greche al pari della filosofia, ma quale fu la loro relazione? Attraverso i tre generi della storia, della poesia e della filosofia l'uomo greco espresse le caratteristiche peculiari del proprio mondo, ne celebrò l'ascesa e i fasti, tuttavia considerò anche le cause della sua decadenza. La storia greca ha in Erodoto e Tucidide i suoi massimi interpreti. Il primo fu un grande viaggiatore, un osservatore meticoloso che affidò le proprie esperienze a un'opera oggettiva, le “Storie”. Il fato e le credenze tradizionali sopravvissero in parte nella sua profonda analisi, arricchiti da personaggi straordinari che rimangono scolpiti nella mente del lettore. Ben diverso da lui è Tucidide che si concentrò esclusivamente sull’avvenimento più tragico assieme alle guerre mediche, il conflitto del Peloponneso. Attraverso questi autori riflettiamo sulle implicazioni reciproche tra storia e poesia, alla luce delle celebri affermazioni contenute nella “Poetica” di Aristotele, un vero topico per gli studiosi successivi.
Tutta la seconda parte è dedicata, come detto, alla tragedia e alle sue implicazioni poietico-filosofiche, come il destino tragico dell'uomo, l’opera tragica come arte totale, tragedia e violenza efferata, Νέμεσις divina e redenzione terrena. L'analisi dei tragediografi maggiori, Sofocle, Eschilo ed Euripide, è accompagnata dal commento di alcuni brani tratti dalle loro opere più significative e riportati nel volume.
L'opera si conclude con un’ampia riflessione critica sulle principali interpretazioni filologiche da Nietzsche in poi e con la descrizione della “morte" di questo genere artistico nell'età ellenistica.